Chi fa impresa lo sa: il valore di un’azienda si compone di molteplici voci e parametri talvolta scorporabili, ognuno dei quali può diventare una risorsa economica quasi indipendente, un “tesoretto” in grado di aumentare il proprio valore non sempre e non necessariamente in modo uniforme rispetto agli altri fattori e alle convergenze economiche del momento. A darne conferma, relativamente al valore del marchio, sono i dati espressi da Interbrand sul valore economico dei primi 100 marchi, classifica stilata ogni anno e sempre molto interessante. 
La classifica Best Global Brands, giunta alla sesta edizione, identifica i marchi che hanno ottenuto e mantenuto le migliori performance competitive sul mercato mondiale. Non entro nel nel “>nel “>merito dei complessi criteri in base ai quali la classifica è stilata, ma i nomi indicati tra i primi 100 sono delle vere leggende e garanzie di durevole e planetario successo. La notizia positiva è che il calo medio registrato dal valore dei marchi inclusi nella top 100 è stato nel 2009 inferiore al calo del PIL mondiale, a conferma che il marchio è un’ottimo investimento per le aziende.
Per la cronaca, la classifica 2009 conferma ai primi tre posti Coca Cola (valore del brand 68,7 milioni di dollari, +3% rispetto al 2008 e 123 anni di storia), seguita da IBM (60,2 milioni, +2%) e Microsoft (56,6 milioni, -4%). Il vero fenomeno della classifica è però Google, che prosegue la scalata arrivando dal decimo al settimo posto posto “>posto “>dietro Nokia (in lieve calo) e McDonald’s (in crescita, sale dall’ottavo al sesto posto) con un valore vicino ai 32 milioni di dollari ed una variazione rispetto al 2008 pari a +25%.
Il caso in negativo sembra essere invece quello della Sony, probabilmente per l’eccessiva proliferazione di “marchi marchi “>marchi “>figli” come Vaio, Playstation, Sony Ericsson, etc., che tolgono visibilità al marchio marchio “>marchio “>principale e richiedono forti invesimenti per il lancio pubblicitario. Si tratta di una strategia in controtendenza che sembra aver contribuito a determinare il -12% registrato quest’anno dal marchio Sony (valore stimato 12 milioni di dollari). Un caso da valutare con attenzione, perché molte aziende ritengono che presentare un ventaglio di marchi rappresenti un plus in termini d’immagine, ma questa strategia costa molto ed indebolisce il brand principale.
La classifica vede 8 marchi americani nelle prime 10 posizioni, insidiati soltanto soltanto “>soltanto “>dalla dalla “>dalla “>finlandese Nokia (valore valore “>valore “>valore “>stimato 35 milioni di dollari) e dalla giapponese Toyota. Il primo marchio italiano, Gucci, occupa soltanto il 41esimo posto (valore stimato 8 milioni di dollari), seguito da Prada, Ferrari e Armani (tutti vicini alla 90esima posizione e con un valore medio attorno ai 3,5 milioni di euro). Protagoniste in negativo Citi, -49% e American Express, -32%, insieme ad altri marchi del comparto finanziario.
Fonte: www.interbrand.com


